Affreschi

Gli affreschi della basilica di Galliano sono considerati il più vasto e importante ciclo di affreschi murari dell'epoca ottoniana nell'Italia settentrionale. Essi sono opera di un ignoto maestro che, incaricato da Ariberto di affrescare la basilica, unì nella sua opera la cultura orientale di Bisanzio e lo stile occidentale tardo antico.

La parte della basilica più preziosamente affrescata è senza dubbio il catino absidale. Al centro del grande affresco superiore è raffigurata l'immagine di Cristo racchiusa in una mandorla. Attorno a lui sono dipinte le figure degli angeli e dei profeti.

Gli affreschi dell'emiciclo inferiore dell'abside sono invece dedicati alla narrazione del martirio di San Vincenzo di Saragozza, martire a cui è dedicata la basilica.

A destra delle scene del martirio di S. Vincenzo, nell'ultimo riquadro, vi è la nicchia per la custodia dell'Eucarestia. A sinistra di essa è raffigurato un personaggio che rivolge lo sguardo e il braccio teso verso il Redentore e che alcuni hanno identificato come S. Adeodato. A destra invece è affrescata la figura di Ariberto nell'atto di donare la basilica da lui ricostruita e consacrata nel 1007.

Di grande pregio sono poi tutti gli elementi decorativi inseriti nel grande affresco. La cornice che scorre sotto le scene del martirio di S. Vincenzo è arricchita con cornucopie, spirali d'acanto, uccellini e frutti. Altra fascia decorativa da ammirare è quella dipinta lungo l'arco trionfale che delimita l'affresco dell'abside anch'essa popolata da uccelli. Infine la bocca dell'abside è ornata da un fregio con animali acquatici.

Passando ad osservare gli affreschi della navata centrale, si nota come entrambe le pareti sono suddivise in tre grandi fasce a loro volta composte da più quadri rappresentativi.

Gli affreschi della parete destra sono interamente dedicati all'illustrazione della vita di Sansone, così com'è descritta dalla Bibbia, e alla storia di S. Cristoforo.

Gli affreschi della parete sinistra invece rappresentano in parte scene dell'Antico Testamento, in parte raffigurano la storia di Santa Margherita.

Un altro importante affresco è quello posizionato a destra dell'altare e raffigurante la Madonna con il Bambino tra i Santi.

Anche la parete della controfacciata presenta alcuni affreschi. Entrambe le immagini presenti a destra e sinistra dell'ingresso principale riportano figure di santi.

Infine meritano attenzione gli affreschi presenti nella cripta.

L'affresco superiore del catino absidale

Al centro del grande affresco del catino abisidale si staglia la figura del Redentore racchiusa in una mandorla e con il capo circondato da un'aureola, la mano destra tesa e aperta e un libro aperto nella mano sinistra in cui si leggevano le parole "Pastor ovim bonus" (buon pastore di pecore). Il volto di Gesù è andato distrutto ma si possono ancora ammirare i particolari delle vesti e dei calzari. Ai suoi piedi si prostrano i due profeti Geremia ed Ezechiele anch'essi con i calzari ai piedi e le braccia tese. Alle loro spalle erano raffigurati, gli arcangeli Michele e Gabriele recanti in mano rispettivamente le parole "Petice" e "Postulatio". Oggi è ancora visibile solo l'immagine di Michele in un atteggiamento maestoso e con le ali aperte. Accanto a lui sono presenti altre due figure di santi, entrambe con l'aureola e una corona preziosa in mano, che alcuni hanno riconosciuto come l'imperatore tedesco e sua moglie, considerando i legami di Ariberto con l'impero tedesco.

Il martirio di San Vincenzo

Il ciclo murale presente nell'emiciclo inferiore del catino e dedicato al martirio di S. Vincenzo di Saragozza è il più antico dedicato a questo santo.

Nell'affresco del primo riquadro a sinistra, oggi in parte andato distrutto, è rappresentata la scena della fustigazione: S. Vincenzo è legato con le braccia alzate davanti all'imperatore Daciano di Saragozza e una folla spaventata assiste al supplizio. Nel secondo riquadro S. Vincenzo è sdraiato su una graticola ardente e i suoi carcerieri gli versano sopra piombo fuso. Il terzo riquadro che conclude la narrazione raffigura due episodi: l'approdo del corpo di s. Vincenzo su una spiaggia, come vuole la leggenda, e la sepoltura.

La parete destra

Nella prima fascia della parte destra è illustrata la vita di Sansone. Nei primi due riquadri sono raffigurate le apparizioni dell'angelo che annuncia alla madre di Sansone la nascita prossima del figlio. Segue la nascita di Sansone nel terzo riquadro e scene di alcuni episodi della sua vita ormai rovinate.

Nelle due fasce sottostanti è narrata la storia di S. Cristoforo che è raffigurato grande e solenne al centro della parete con la mano destra aperta e la sinistra che regge una lunga asta. Nella seconda fascia sono rappresentati diversi episodi in cui S. Cristoforo compie miracoli e converte i soldati e le meretrici inviati a lui dall'imperatore. Sia nella seconda che nella terza fascia S. Cristoforo appare davanti all'imperatore che è raffigurato sotto un arro sostenuto da due colonne e con un copricapo a tre punte. Gli altri riquadri della terza fascia narrano il supplizio del santo posto su un rogo, colpito dalle frecce e infine decapitato. Gli ultimi riquadri concludono la narrazione con  i funerali del santo e, nell'ultimo affresco andato perso, presumibilmente, la sepoltura. 

La parete sinistra

La prima fascia della parete sinistra illustra la narrazione biblica di Adamo ed Eva. La particolarità di questa fascia è che, a differenza di tutte le altre, la narrazione va letta da destra a sinistra. Nei primi riquadri a destra sono quindi rappresentati la creazione di Adamo, la creazione di Eva dalla costola di Adamo, l'episodio del frutto proibito e la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Gli ultimi due episodi a sinistra sono di difficile interpretazione perché non raffigurano episodi narrati nella Bibbia ma ritraggono il primo un albero e un uomo, il secondo figure nell'atto di lavorare la terra.

La seconda fascia rappresenta probabilmente altri fatti biblici dell'Antico Testamento ma non è stata identificata una narrazione precisa. Il riquadro maggiormente conservato raffigura un gruppo di guerrieri a cavallo. In quello subito accanto si vedono alcune figure in piedi tra cui una donna con le vesti lunghe e la mano alzata.

Gli affreschi dell'ultima fascia sono dedicati alla vita di Santa Margherita d'Antiochia di Pisidia e rappresentano una delle prime testimonianze del culto di questa santa in occidente. Il primo riquadro narra l'episodio in cui Margherita conquista con la sua bellezza il prefetto Olibrio. Nel secondo riquadro appare Margherita con la nutrice mentre le successive scene narrano gli incontri della santa con il demonio prima sotto forma di drago poi con sembianze umane. Dovevano seguire altre scene importanti come il vano tentativo di bruciare la santa con torce accese e infine la decapitazione.

La Madonna con il Bambino tra i Santi

 

Al di sopra dell'ingresso destro della cripta si trova l'alto parapetto in muratura con un unico grande affresco che ritrae la Madonna con Gesù bambino tra i Santi. Al centro la Madonna è seduta su un trono basso adornato di gemme e sostiene con il braccio il bambino che la accarezza e la guarda dolcemente. Accanto alla Madonna è raffigurato San Pietro il cui nome "Petrus" è ancora leggibile sulla fascia sopra il suo capo. È scalzo e porta nella mano coperta dal manto le chiavi del paradiso. Accanto a lui seguiva la figura dell'Arcangelo Michele, ora solo parzialmente visibile.  Dall'altra parte il santo con la pergamena in mano è S. Paolo. Segue S. Vincenzo vestito di un prezioso abito. Le ultime due figure rappresentano un vescovo e un sacerdote che alcuni hanno identificato rispettivamente come S. Ambrogio e S. Adeodato.

La controfacciata

Nella riproduzione dell'affresco della controfacciata sinistra elaborata da Don Carlo Annoni sono presenti sette figure ma oggi ne sono visibili solo quattro. La prima con le braccia incrociate sul petto è Maria Maddalena. La seconda è facilmente identificabile con la Veronica che mostra il volto di Cristo impresso sul panno. La terza donna porta in mano una corona e ha una freccia conficcata nel petto. Queste simboli potrebbero identificare Sant'Orsola che la leggenda vuole morta trafitta da una freccia degli Unni. Infine l'ultima figura oggi visibile è San Primo.

Sulla controfacciata sinistra invece è oggi presente un affresco che prima era posizionato nella cripta dove è rappresentato un vescovo benedicente affiancato da un diacono e un suddiacono. Secondo Don Carlo Annoni l'affresco orginario di questa parte della controfacciata raffigurava Cristo morto, in piedi e con le mani incrociate sul petto.

Ultimo aggiornamento ( Luned́ 25 Settembre 2006 )