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L'edificio
della basilica di S. Vincenzo presenta tutte le caratteristiche fondamentali
dell'architettura romanica che si diffuse nell'XI secolo in tutta Europa lungo
le vie che portavano ai principali luoghi di culto e lungo le vie commerciali.
L'arte romanica si sviluppò in modo unitario sotto il profilo tecnico e
stilistico, ma con molteplici varietà espressive da luogo a luogo, a seconda
delle tradizioni locali.
Di
chiara origine romanica è l'impianto della basilica di Galliano, costituito da
tre navate absidate, di cui una andata persa. Analizzando le basilica
esternamente si nota la tipica facciata a spioventi che segue l'inclinazione
del tetto e ha una forma a salienti. La parete della facciata è molto sobria,
presenta un piccolo occhio circolare, un occhio superiore a forma di croce e
una sola finestra monofora posta in basso a sinistra. Anche le pareti laterali
sono molto sobrie; solo la parete esterna dell'abside è decorata da archi
ciechi a tutto sesto.
Internamente
la basilica è illuminata da piccole finestre monofore presenti per lo più nella
parte superiore della navata centrale e nella parete dell'abside. Lo spazio interno
è diviso in tre navate da solidi pilastri che sorreggono arcate a tutto sesto
diseguali tra loro. Le arcate presentano un altezza piuttosto limitata e, di
conseguenza, la superficie della parete muraria sovrastante è notevolmente
ampia. La prevalenza delle masse murarie sugli spazi vuoti è una caratteristica
tipica dell'architettura romanica e qui ha permesso la realizzazione dei
preziosi cicli di affreschi.
Elemento
particolare di questa basilica è il presbiterio notevolmente rialzato rispetto
al piano della basilica - oltre le proporzioni comuni di altre chiese romaniche
- al quale si accede percorrendo una larga scalinata centrale. L'arcata di
ingresso del grande catino absidale riprende l'elemento stilistico tipico
dell'arte classica romana dell'arco trionfale.
Ai lati del presbiterio ci sono poi gli ingressi della cripta con due
vani coperti da volta a crociera. La posizione tanto sopraelevata del
battistero è determinata proprio dalla presenza della cripta
sottostante.
La
zona presbiteriale è quella che, da un punto di vista architettonico, presenta
maggiori particolarità sia per l'elevazione, sia per il parapetto affrescato, e
in origine, per gli amboni che erano posizionati sopra gli ingressi della cripta
e di cui oggi rimane uno splendido elemento scultoreo raffigurante un'aquila.
Nel
complesso però la struttura interna ed esterna della basilica è certamente caratterizzata
da semplicità e sobrietà. Tali caratteristiche sono date altresì dall'assenza di
alcuni elementi, presenti invece in numerose chiese romaniche, che solitamente
aumentano la complessità spaziale: mancano infatti i matronei sopra le navate
laterali, il transetto e, conseguentemente, la cupola con tiburio che veniva
costruita sopra l'incrocio tra navata centrale e transetto.
La cripta
La
cripta fu fatta costruire da Ariberto di
Intimiano nel XI secolo quando egli commissionò i lavori di ricostruzione e
decorazione dell'edificio. Essa fu realizzata, come previsto dalla tradizione
ambrosiana, per contenere le spoglie di santi locali. La cripta fu costruita
con una pianta ad oratorio come si vede dalla riproduzione qui accanto.
Le
quattro esili colonnine al centro sono sovrastate da capitelli carolingi e
definiscono lo spazio in campate irregolari coperte da volte a crociera. Alle
pareti, in alternanza con le piccole finestrelle monofore, sono addossati i
pilastri che sorreggono le arcate.
Le
pareti e le volte sono decorate da stelle a otto punte. L'affresco più caro
alla tradizione popolare è quello della Madonna
del latte dipinto sopra un'antica sorgente. Altri tre affreschi sono sui
pilastri addossati alla parete e raffigurano rispettivamente un vescovo
benedicente, un santo con un libro chiuso tra le mani e una santa vestita di
una tunica a strisce bianche e rosse. Nessuna indicazione aiuta però a
comprendere l'identità precisa dei soggetti rappresentati.
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