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Il
complesso monumentale di Galliano sorge nell'omonima località della città di
Cantù, in una zona di colline moreniche.
Proprio
per la sua posizione strategica, la collina di Galliano fu abitata fin
dall'epoca pre-romana da popolazioni di origine gallo-celtica e alcune lapidi dedicate
alle Matrone di epoca celtica testimoniano come Galliano si caratterizzò fin
dalle origini come luogo di culto.
Con
l'evangelizzazione
della Lombardia avviata dal vescovo Ambrogio nel IV secolo, il cristianesimo
giunse anche a Galliano.
La
comunità cristiana si organizzò ed edificò una prima chiesa ad aula unica. Il
diffondersi capillare del cristianesimo fece aumentare l'importanza religiosa
del nucleo di Galliano che divenne capo-pieve. Tra il VII e l'VIII secolo la
chiesa venne quindi ampliata per rispondere alle esigenze di una comunità più
numerosa.
L'apertura
del secondo millennio rappresentò per Galliano un momento straordinario. Ariberto da Intimiano, futuro vescovo di
Milano, venne nominato custode della basilica e si fece promotore dell'opera di
rinnovamento e decorazione dell'edificio. A opera completata, il 2 luglio 1007, Ariberto consacrò la basilica
e la dedicò a S. Vincenzo.
Con
il XII secolo il borgo di Cantù conobbe un periodo di forte sviluppo a
discapito del nucleo di Galliano più periferico, che venne progressivamente
abbandonato. Iniziò così la fase del degrado
che vide la basilica trasformata in magazzino, e, successivamente, in casa
colonica fino all'acquisto da parte di privati e alla sconsacrazione del 1801.
Un
elemento particolare che però riuscì a preservare, almeno in parte, la basilica
di Galliano come luogo di culto lungo i secoli più bui, fu la devozione
popolare per l'immagine della Madonna del
Latte affrescata nella cripta.
Per
tutto il XIX secolo la basilica passò dalle mani
di numerose famiglie nobili fino a diventare proprietà di Giuseppe Foppa
Pedretti nel 1907. Agli inizi del ‘900 però, grazie ad un maggiore interesse
per il patrimonio storico e artistico anche presso gli apparati statali, la
basilica di Galliano venne inserita nell'elenco ufficiale dei monumenti
nazionali e questo riconoscimento impediva qualsiasi manomissione della
struttura. Probabilmente fu anche questo vincolo che nel maggio del 1909
convinse il proprietario a vendere l'edificio al comune di Cantù per la somma
di 15.000 lire. Iniziò così il recupero della basilica ormai irriconoscibile e
venne avviata una lunga fase di restauri.
Nel
1934 l'edificio fu riconsacrato dal cardinale Schuster e nel maggio del 1986,
dopo una serie di interventi conservativi, la basilica fu riaperta al culto.
È
così che la basilica di Galliano entra nel III millennio e si appresta a
celebrare il millenario della sua dedicazione che ricorrerà il 2 luglio 2007.
Evangelizzazione
Nel
386 d. C. Ambrogio, vescovo di Milano, inviò Felice come vescovo di Como. Si
avviò così l'evangelizzazione della Lombardia lungo le grandi vie di
comunicazione, una delle quali si dirigeva verso nord passando per Galliano.
Qui i primi missionari arrivarono nel V secolo, periodo a cui risale la prima
attestazione di sepoltura cristiana su una lapide che porta il nome di Maria
(465 d.C.). A questa fanno seguito altre lapidi che testimoniano la presenza
del clero: la lapide del diacono Savino (485 o 522 d.C.) e la lapide del
presbitero Adeodato (525 d.C.).
Proprio
al V secolo viene fatta risalire la costruzione della prima chiesa paleocristiana
ad aula unica.
Ariberto da Intimiano
Proveniente
dalla famiglia feudataria di Intimiano, Ariberto venne precocemente avviato
alla carriera ecclesiastica divenendosuddiacono della chiesa milanese e
custode della basilica di Galliano. A seguito del rinvenimento delle spoglie di
alcuni santi locali - Adeodato, Manfredo e Savino - avviò i lavori all'interno
della basilica dove vennero traslati i corpi dei santi, secondo la tradizione
ambrosiana. Fece infatti ampliare il presbiterio ricavandone la cripta per la custodia
delle salme. Iniziarono
poi gli imponenti lavori di affrescatura del catino absidale e delle pareti
della navata centrale. Ed è proprio nella parte destra dell'abside che Ariberto
si fa ritrarre nell'atto stesso di donare la basilica da lui ricostruita.
Ariberto
diventerà vescovo di Milano nel 1018.
La fase del degrado
A
seguito del progressivo sviluppo del borgo di Cantù, situato in una posizione
strategica tra Milano e Como, la collina di Galliano assunse una posizione
periferica. Nel XV secolo i canonici si stabilirono in Cantù e la basilica
perse il ruolo prestigioso che aveva ricoperto fino ad allora divenendo una
semplice chiesa di campagna. Il 10 luglio 1582 venne nominata capo-pieve la
chiesa di S. Paolo situata al centro del borgo di Cantù. La basilica iniziò ad
essere utilizzata come deposito dei contadini e gli edifici colonici si
ampliarono fino a cancellare le tracce
della abitazioni dei canonici.
Nel
XVIII secolo i domini austriaco prima e napoleonico poi, procedettero al
sequestro di tutti i beni ecclesiastici e la basilica di Galliano fu acquistata
da alcuni cittadini di Milano nel 1799. Secondo l'allora parroco di S. Paolo,
Don Calderini, la compravendita non era
avvenuta in modo regolare e le sue continue rimostranze spinsero il Ministro
dell'Interno della Repubblica Cisalpina a costituire nel 1801 una commissione
artistica per valutare il valore artistico dell'edificio. La relazione di tale commissione riportava le
seguenti parole: "... ci sembra poter dire, non essere la chiesa di San Vincenzo
di Galliano né un capo d'opera, né un monumento d'arte". Il 15 maggio 1801 la
basilica fu sconsacrata, l'altare maggiore venne distrutto e l'edifico fu
ristrutturato ad uso di casa colonica.
La Madonna del latte
Un
elemento particolare che ha giocato un ruolo importante nella storia della
basilica, anche nei secoli di degrado, è la presenza di una sorgente nella
cripta. Intorno a questa fonte si svilupparono, lungo i secoli, forme di culto
popolari e, sopra il punto in cui sgorgava la sorgente, fu affrescata
l'immagine della Madonna del Latte (l'affresco viene fatto risalire all'inizio
del XIV sec.). La Madonna è rappresentata frontalmente seduta su un trono
mentre porge il seno al bambino seduto tra le sue braccia.
Proprio
grazie alla devozione delle donne in gravidanza nei confronti di questa
immagine, la basilica rimase luogo di culto anche nei secoli di abbandono. In
questa ricostruzione del XIX secolo si vede come le stanze delle abitazioni
coloniche erano disposte lateralmente ed era possibile percorrere un corridoio
centrale aperto al pubblico per raggiungere la cripta. Indubbiamente questa
forma di culto popolare contribuì a preservare almeno in parte l'edificio della
basilica nonostante i suoi usi più disparati.
Il XIX secolo
I
primi proprietari privati della basilica furono i signori Fioretti e Beretta
che la utilizzarono come magazzino. Nel 1806 le proprietà delle due famiglie
furono divise e la basilica passò tra i beni dei fratelli Luigi e Domenico
Beretta. La famiglia Beretta, per far fronte alla mancanza di abitazioni per i
propri coloni, modificò completamente l'assetto dell'edificio trasformando la
basilica in una casa colonica dove vennero ricavate stanze, spazi adibiti a
fienili e una stalla.
Ancora
oggi però è possibile conoscere le forme della basilica precedenti a tali
drastiche ristrutturazioni. Questo grazie agli studi di Don Carlo Annoni, parroco
di S. Paolo dal 1830 e appassionato d'arte. Nel 1831 Annoni incaricò l'ingegner
Montanara di redigere un accurato rilievo della struttura dell'edificio
basilicale, rilievo che costituisce ancora oggi un'importante fonte grafica
composta da piante e sezioni dell'edificio e riproduzioni degli affreschi.
Tra
il 1895 e il 1896 la basilica passò per breve tempo nelle mani della famiglia
Arconati ma fu presto venduta a Giovanni Mariani di Como. Infine nel 1906 gli
eredi Mariani cedettero tutte le loro proprietà a Giuseppe Foppa Pedretti, che
sarebbe poi stato l'ultimo proprietario privato della basilica di S. Vincenzo.
La fase di restauri
I
primi lavori di restauro furono deliberati dal Consiglio Comunale di Cantù nel
1910 e furono curati dall'ingegner Mariani prima e dall'Arch. Ambrogio Annoni poi.
Questi primi lavori durarono fino al 1913 e permisero il recupero delle
strutture originarie e la demolizione degli edifici rurali. È in questa prima
fase che furono rinvenute le lapidi con iscrizioni di epoca romana e
paleocristiana.
La
guerra interruppe i restauri e solo nel 1925 furono terminati i lavori di
sistemazione della cripta.
Il
secondo programma di interventi fu avviato nel 1930 e prevedeva, oltre ad una
serie di lavori all'interno e all'esterno della basilica, anche il recupero del
materiale proveniente da Galliano che era andato disperso a Milano e a Como.
Anche questa seconda fase fu seguita dall'architetto Annoni che portò a
compimento lavori di drenaggio per il prosciugamento della cripta e opere di
consolidamento e risanamento della struttura. Annoni riteneva scorretto
ricostruire le parti andate distrutte e pertanto la navata laterale destra
persa nel tempo non fu ricostruita. Venne invece posizionata una inferriata
munita internamente di vetri che ancora oggi chiude il lato destro della
basilica.
Negli
anni '50 e '60 vennero poi avviate campagne di pittura e rinsaldo degli affreschi
condotte da Mauro Pelliccioli prima e da Ottemi Della Rotta poi.
Alla
fine di questi interventi si riscontrarono nuovi sintomi di degrado dovuti alla
formazione dell'umidità. Nel 1981 iniziarono quindi gli interventi di
risanamento e si procedette alla formazione di un sottofondo areato. Nel
frattempo vennero portate a compimento la sistemazione della cripta e la
copertura del presbiterio.
Gli
ultimi interventi sugli affreschi vennero condotti nel 1986 e nel maggio dello
stesso anno la basilica fu riaperta al culto.
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