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Il Battistero di
San Giovanni
Accanto alla basilica di S. Vincenzo, si erge il
battistero di S. Giovanni, edificio altrettanto interessante per le sue
caratteristiche architettoniche particolari, se non uniche.
Esternamente il battistero appare maggiormente
decorato ed elaborato rispetto alla basilica. Il perimetro segue una linea
sinuosa, nascondendo in parte il ritmo delle nicchie interne. Le parti concave
si alternano alle convessità di alcune nicchie esterne. Anche il tetto di
ardesia tende a coprire uniformemente il piano superiore non evidenziando il
complesso gioco di curve dell'edificio. In questo modo spicca ancor di più il
tiburio ottagonale con la cupola. Come per la basilica, la parete orientale è
decorata esternamente da esili archi ciechi e le pareti sono intervallate da
piccole finestre monofore.
Attraversando il pronao di ingresso, si accede
all'interno del battistero. Prima del vano principale si attraversa un
vano più
piccolo rettangolare, una sorta di "anticamera" che non si trova
facilmente in
altri battisteri.
Il vano interno è quadrato e al centro di esso, parzialmente
immersa nel pavimento, è posizionata la grande vasca monolitica del
fonte
battesimale. Quattro colonne angolari sostengono ampie arcate e da
queste
arcate si aprono quattro rispettive nicchie semicircolari. Si delinea
così uno
schema cruciforme. Nella nicchia di fronte all'ingresso vi è un altare
contenente una lastra di marmo con l'incisione del Chrismon, il
monogramma di
Cristo. Elemento del tutto particolare è
poi la presenza dei matronei al piano superiore che si affacciano sul
vano
centrale e ai quali si accede da due scale curvilinee ricavate nello
spessore
delle mura esterne. Al piano superiore sono presenti altri due altari:
uno
nella stessa nicchia che ospita quello del piano sottostante, l'altro
sopra
l'ingresso del battistero. Qui sono stati anche ritrovati due rosoni di
pietra
nel pavimento, suddivisi in spicchi, che sembra venissero utilizzati
come
orologio grazie ad un fascio di luce che penetrava da un foro
illuminando i
diversi settori. Accanto a questi è stata sistemata la campana che un
tempo
stava nella torre campanaria della basilica.
Le decorazioni murali oggi visibili sono le
decorazioni della cupola con stelle a otto punte (come quelle della cripta in
basilica) e alcuni resti di affreschi al piano superiore, in particolare nella
nicchia sopra l'ingresso. Qui si distingue ancora una figura inginocchiata con
una candela in mano.
Secondo Alfonso Garovaglio, illustre archeologo del
XIX secolo, solo questa nicchia era affrescata. Negli scritti di Carlo Annoni
si legge invece di come "le pareti erano tutte istoriate da cima a fondo".
Proprio gli stessi studiosi hanno elaborato teorie
diverse sulla la storia di questo battistero che
rimane ancora, almeno in parte, controversa.
La storia
Secondo diversi studiosi, tra cui Carlo Annoni, il
battistero risalirebbe all'XI secolo e in particolare agli stessi anni in cui
Ariberto fece ampliare la basilicali S. Vincenzo. Questa datazione sarebbe
supportata dalla presenza di analogie nelle tecniche di costruzione e negli
aspetti stilistici di basilica e battistero.
Un'altra ipotesi invece considera il battistero
anteriore alla basilica. Alfonso Garovaglio, ha infatti individuato in alcune
incisioni e negli altari, alcune testimonianze di tradizioni cristiane antecedenti
l'anno 1000 che collocherebbero quindi la costruzione del battistero tra il V e
il IX secolo.
Ciò che invece è certo è che, coma la basilica, anche
il battistero conobbe periodi di abbandono e trascuratezza. Il declino fu
causato indubbiamente anche dalla perdita del ruolo centrale dell'edificio per
la funzione religiosa battesimale. Fin dalla diffusione del cristianesimo,
infatti, il battisteri erano presenti solo presso le chiese matrici mentre, nel
XV secolo, San Carlo concesse anche alle altre parrocchie di svolgere i riti
battesimali. In questo modo il battistero di s. Giovanni non fu più l'unico
edificio battesimale del territorio della pieve.
Quando poi, nel 1801, la basilica fu acquistata da
privati, il battistero fu ceduto alla parrocchia di S. Paolo. Questo evitò che
anche il battistero subisse pesanti interventi strutturali e che fosse
trasformato in casa colonica ma non furono comunque avviati interventi per la
conservazione dell'edificio. Sempre il Garovaglio, in una sua relazione del 1882,
spiega come le condizioni precarie del battistero erano dovute, oltre che "all'opera
devastatrice del tempo", anche alla
continua spogliazione dell'edificio da parte di coloro che si appropriavano del
materiale di costruzione. Proprio a seguito della visita della commissione
archeologica del 1882 , furono stanziati i primi fondi - per una somma di 800
lire - per i lavori di recupero. Iniziò
così, anche per il battistero, una lunga fase di restauri.
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